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Cervello e dintorni

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Cervello e dintorni

Lavoravo in Camerun da alcuni anni come medico, la situazione era per me molto dura, vedere ogni giorno morire bambini e adulti di malnutrizione, anemia e malaria cerebrale, poiché arrivavano al centro di salute quando ormai non c’era molto che si potesse fare per salvarli.

Poi una sera fummo attaccati da dei banditi, che entrarono in casa, armati di mitra e macete.

Era un periodo difficile per il Camerun, flagellato da una crisi economica gravissima e quindi i furti erano ormai frequenti anche in mezzo alla foresta, e spesso terminavano con l’uccisione delle persone rapinate.

Io ho vissuto questa situazione per due volte, poiché tentarono di rapinarci anche qualche mese dopo, mentre mi trovavo in un’altra parte del Camerun, in quell’occasione ferirono un guardiano, fortunatamente non in modo grave.

Nei mesi successivi cominciai a non star più bene, facevo fatica a dormire, non sopportavo i rumori, il mio umore oscillava senza motivo, facevo fatica a prendere decisioni anche semplici, piangevo spesso perché mi sembrava di non avere più voglia di vivere, mi sentivo come se fossi dentro una gabbia e mi sembrava di stare impazzendo.

Non capivo cosa mi stava succedendo.

Dopo un periodo di alti e bassi consultai medici e psichiatri, ma nessuno riuscì a farmi stare veramente meglio, anzi pensai di soffrire di depressione o peggio di alterazioni dell’umore e pensavo che avrei dovuto curarmi per sempre.

Passavo periodi in cui mi sembrava che di stare un po’ meglio, ma mi sentivo come tagliata fuori dal mondo, come se vivessi ma senza vivere, senza essere pienamente nel mio corpo.

Dopo tanti anni incontrai uno psicoterapeuta e con lui feci un percorso.

Fu solo allora che cominciai a stare veramente meglio, avevo finalmente incontrato qualcuno che capiva cosa mi stava succedendo, che non pensava che fosse una mia caratteristica genetica o costituzionale, ma che mi spiegò che aver vissuto così tante situazioni traumatiche tutte insieme, aveva alterato la capacità del mio sistema nervoso di funzionare in modo pieno e armonico.

Mi disse che ero come un’automobile dove era spinto a tavoletta sia l’acceleratore che il freno,  per cui ero ipereccitata ma allo stesso tempo bloccata, da cui il mio sentirmi sempre in ansia ma allo stesso tempo rallentata e non padrona di me, come se ci fosse qualcuno dentro di me che decideva al posto mio.

Successivamente ho studiato sia la psicoterapia umanistica che il funzionamento del nostro sistema nervoso in risposta a eventi stressanti, come si modifica e quali sintomi possono comparire.

In questa rubrica “Cervello e dintorni” vorrei affrontare questi argomenti, perché il primo passo per stare meglio è capire cosa ci sta succedendo per sapere a chi chieder aiuto, in modo da essere accompagnati passo dopo passo verso un miglioramento che è possibile, anzi spesso dopo si sperimenta che, la consapevolezza di aver affrontato e vinto una grave prova, ci porta a sentire di essere diventati più forti, meno paurosi del futuro e con la voglia di raccontarlo a tutti.

Le persone che ci sono più vicine, i nostri famigliari e amici, difficilmente sono di aiuto in queste situazioni, poiché soffrono a vederci stare male e quindi spesso diventano parte del problema. Per non farli soffrire o per non sentirci giudicati, arriviamo a nascondere i nostri sintomi poiché ci vergogniamo della nostra presunta debolezza e incapacità di risollevarci dopo l’evento traumatico.

Ma qui non è questione né di volontà né di debolezza, il nostro sistema nervoso è stato sovraccaricato ed è andato in una sorta di blocco; per cui bisogna dargli il tempo per ripartire, liberandosi di pesi che lo rallentano e non gli permettono di essere agile e armonioso come prima.

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